L’avventura della cooperativa era iniziata da pochi mesi e a Lorenzo viene il dubbio che il lavoro nel piccolo laboratorio elettromeccanico, in quanto ripetitivo, possa essere avvertito come alienante da parte dei “ragazzi” che lo svolgono. Inutile fare congetture, piuttosto vale la pena chiedere direttamente a loro cosa ne pensino.
Si dirige, dunque, da un gruppetto che sta lavorando all’assemblaggio di un distributore automatico e si rivolge a Maurizio Catuso, un ragazzone di origini siciliane che ha poco più di 20 anni:
“Cat, toglimi una curiosità: per caso, il lavoro che stai facendo potrebbe diventarti insopportabile da svolgere? Lo trovi privo di significato per te stesso?”
Maurizio lo fissa per qualche istante in silenzio. Lorenzo pensa che probabilmente non ha neanche compreso appieno la domanda che gli ha fatto, ma quando sta per dirgli di lasciar perdere è Maurizio a parlare. Sollevando all’altezza degli occhi la piccola vite che si apprestava ad avvitare, domanda:
“Lorenzo, la vedi questa? Sai dirmi cos’è?”.
Lorenzo risponde che è una vite.
“Certo, ma che altro sai dirmi di questa vite?” lo incalza Maurizio.
Lorenzo, allora, raccogliendo la sfida, inizia a descriverla minuziosamente: materiale, peso, lunghezza, sezione, …. Maurizio continua a scuotere la testa e dice:
“Dimentichi la cosa più importante: questa vite l’ha fatta un uomo. Io la inserisco nel distributore automatico e un altro uomo in futuro potrà bersi una bella coca-cola ghiacciata. Se un uomo non avesse fatto questa vite e se io, adesso, non la avvitassi proprio lì, col cavolo che qualcuno potrà bersi una bibita fresca!”
Maurizio aveva fatto una scoperta incredibile e condividendola con noi aveva ribaltato il nostro modo di vedere e concepire il lavoro: anche una piccola vite e quel gesto ripetitivo di avvitarla sono importanti e pieni di dignità, poiché sono in grado di metterci in rapporto col mondo intero!
Ci mettono in rapporto con “un prima”, quell’uomo che aveva realizzato la vite, e ci mettono in rapporto con “un dopo”, la persona che potrà godersi la coca-cola ghiacciata.
Il lavoro, qualunque esso sia, se vissuto con questa coscienza, è una porta che spalanca verso il mondo e non può essere considerato inutile, alienante o privo di significato.